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martedì 29 gennaio 2019

Don Chisciotte: imparare traducendo - il galgo e il ronzino, che con lo scudo e la lancia fanno l'hidalgo


Galgo español, Castilla


Don Chisciotte: imparare traducendo - il galgo e il ronzino, che con lo scudo e la lancia fanno l'hidalgo

C'è un cane nel Don Chisciotte che mi ha aperto un mondo: è il galgo dell'incipit. Un cane di cui non ricordavo l'esistenza, perché non se ne trova traccia nell'iconografia dell'opera che da quattro secoli ha un posto privilegiato nell'immaginario occidentale. Eppure il galgo fa parte di quella serie di otto parole - cinque nomi e tre aggettivi - con cui Cervantes traccia il primo profilo del suo anti-eroe: un'unica pennellata, alla Picasso o alla Matisse, con cui nasce il romanzo moderno. È il 16 gennaio 1605 - o per lo meno questa è la prima pubblicazione che ci è pervenuta, l'autorizzazione reale è del settembre 1604 perciò potrebbe essercene stata una precedente.

Pur conoscendo l'influenza dell'opera di Cervantes sulla letteratura e sull'arte dei secoli successivi, e la vitalità del suo personaggio nell'immaginario occidentale dopo oltre quattro secoli, confesso di non essermi resa conto dell'incisività di quelle otto parole fino al momento in cui ho ripreso in mano il testo non per una semplice rilettura, ma per Don Chisciotte: nuova sfida alla traduzione lanciata da Progetto @MarcoPolo con Adotta_il_Tradotto LINK. Perché se è vero che ogni parola contiene un mondo, è altrettanto vero che per accorgersi di ciascuno di quei mondi in nuce non c'è niente di meglio che cimentarsi in una traduzione. Una volta superata la fase della comprensione inizia quella della ricerca del termine che meglio rende il significato del testo originale. Se si traduce nella propria lingua madre - nel senso letterale, cioè quella in cui ci parlava nostra madre: la lingua locale o il dialetto in cui non siamo abituati a scrivere - questa seconda fase porta necessariamente ad un'insolita ricerca della nostra identità culturale più profonda, quella sepolta sotto anni di scuola e studi vari, decenni di letture, radio e televisione in italiano. Un'identità che emerge in modo ancora più netto se si ha la possibilità di confrontare versioni in lingue diverse, magari parlandone con i traduttori. Questi sono i motivi per cui ho ideato il Progetto @MarcoPolo: riscoperta della propria identità per farne dono all'altro, superamento dei confini e nuove relazioni, attraverso la lettura condivisa dei testi letterari.

INCIPIT

En un lugar de la Mancha, de cuyo nombre no quiero acordarme, no ha mucho tiempo que vivía un hidalgo de los de lanza en astillero, adarga antiguarocín flaco y galgo corredor.

Miguel de Cervantes Saavreda, El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha LINK


Con le parole che aprono il testo, rifiutando cioè di dare un nome al paese di Don Chisciotte (In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome è la traduzione di Ferdinando Carlesi,* 1933) 
Cervantes mette in campo il primo tema: l'ironia nei confronti dei romanzi cavallereschi. Eliminando dati che rendevano unico l'eroe epico, mediocrizza il suo protagonista e al tempo stesso sgancia la sua opera dalla tradizione, celebrando la libertà compositiva. È un attacco in cui eludendo si allude. E sarà lo stesso autore a sottolineare la provocazione di quel rifiuto nelle pagine conclusive del secondo volume, pubblicato alla fine del 1615:

Este fin tuvo el Ingenioso Hidalgo de la Mancha, cuyo lugar no quiso poner Cide Hamete puntualmente, por dejar que todas las villas y lugares de la Mancha contendiesen entre sí por ahijársele y tenérsele por suyo, como contendieron las siete ciudades de Grecia por Homero.
2, capitúlo LXXIV LINK

Questa fu la fine dell'Ingegnoso gentiluomo della Mancia, il cui luogo preciso di nascita non volle Cide Hamete mettere nel suo libro, perché tutti i villaggi e i paesi della Mancia  si potessero contendere fra loro il vanto di avergli dato i natali, come fecero per Omero le sette città della Grecia.
2, LXXIV
* Traduzione di Ferdinando Carlesi, 1933 - edizione Oscar grandi classici 1991 pp. 1210-11
Canija (Magra), la galga corredora di mia cugina
Spe Taillefer Medina, Barcelona
Veniamo quindi alle otto parole che descrivono il personaggio in modo tanto incisivo: hidalgo, lanza, adarga antigua, rocín flaco, galgo corredor. Al momento di tradurre, la mia attenzione è stata in primo luogo catturata dal galgo corredor proprio perché non ricordavo nessun cane accanto a Don Chisciotte. 

Dell'Ingenioso hidalgo generalmente si conosce la cavalcatura, Ronzinante: un cavallo malandato o, appunto, ronzino. Si ricorda il suo scudiero Sancio Panza in sella all'asino. Siamo in molti ad aver da sempre chiara l'immagine dei mulini a vento. Ma l'iconografia non ci propone cani. Eppure Cervantes pone il galgo corredor proprio nell'incipit. E non certo a caso. 

Per tradurre in lingua veneta, variante veronese, sono partita dalla traduzione in italiano di Ferdinando Carlesi*, pubblicata per la prima volta nel 1933: galgo corredor diventa can da séguito cioè segugio. Oggi la classificazione, anche sportiva, è cane da seguita. 

Non sono un'esperta di caccia: per trovare la traduzione più precisa in veronese mi sono perciò rivolta a mio cognato Giuseppe Zamboni, cacciatore sin da ragazzo, figlio e nipote di cacciatori. "Can da leori - mi ha risposto -. In questa zona generalmente si impiega il segugio italiano".

Can da léori significa, letteralmente, cane da lepri: esattamente lo stesso significato di levriere (o levriero) che, ci spiega il Vocabolario Treccani LINK
è il nome (anche in funzione attributiva: cane l.) di varie razze di cani da corsa,     impiegati anche per la caccia alla lepre. Levrière deriva dal francese lévrier, che è il latino tardo (canisleporarius, derivato di lepus -pŏris «lepre». 

Nessuna sorpresa, visto che i Romani non si limitarono a dare a Verona la pianta urbana e alcuni dei suoi monumenti più preziosi come l'Arena e il Teatro Romano, ma lasciarono un'impronta importante nella cultura che traspare in primis dalla lingua.

Grazie a un'immagine speditami da Mariangela Dui di Lula (Oristano) che per la nostra sfida ha tradotto l'incipit in lingua sarda - ho poi scoperto che levrière da caccia è la scelta di traduzione di Alfredo Giannini (1923)**. Wikisource riporta la traduzione del 1818 di Bartolomeo Gamba: cane da caccia***.  È la stessa scelta di Pietro Curcio (1950) come mi ha comunicato Francesco Marcianò mandandomi la sua versione in lingua greca di Calabria.

Sono andata quindi a cercare il significato della parola usata da Cervantes, galgo
Secondo l'Enciclopedia Treccani, il galgo spagnolo è il levriere che maggiormente si avvicina a quello dell'antichità LINK
Da altre fonti online ho appreso che il greyhound inglese discenderebbe dal galgo spagnolo. 

La presenza del canis gallicusantico cane dei Celti, nella penisola iberica è attestata già dal proconsole Romano Arriano di Nicomedia (95-175 d.C.). Considerato un cane nobile, per secoli fu riservato agli aristocratici sia cristiani che mussulmani e furono promulgate numerose leggi che ne punivano severamente l'uccisione o il furto. Citato nei testamenti, veniva lasciato in eredità come un bene prezioso. Dal Medio Evo la caccia alla lepre divenne attività riservata ai nobili. I Fueros de Castilla y Aragón (Privilegi di Castiglia e Aragona) proibirono il possesso di galgos ad altre classi sociali, politica continuata dai Borboni fino alla Desamortizatión de Mendizàbal LINK che nel 1836 abolì, tra gli altri, anche questo privilegio.

La condizione del galgo spagnolo è comune ad altri levrieri.

Per esempio quello irlandese, il gigante tra i cani. Chiamato nella lingua celtica traducibile come "segugio", "cane da lupi" (in inglese è chiamato Irish Wolfhound), o "cane da guerra", sarebbe arrivato nell'isola già nel 7.000 a.C., avrebbe combattuto con i Celti nel Sacco di Delfi nel 279 a.C. e viene citato da Cesare nel De bello gallico. Nei secoli seguenti figura nelle leggi irlandesi, nei poemi e nelle saghe. Dal periodo dell'occupazione anglo-normanna, ai soli nobili era permesso per legge possederne, in numero dettato dal rango: tanto che gli irredentisti irlandesi, primo fra tutti Mícheál Ó Coileáin (1890 – 1922), gli preferivano il Kerry Blue Terrier.

Il levriere è anche figura araldica: simboleggia, oltre la caccia, un animo pronto, vivace e costante nel seguire una impresa. Niente di meglio per Don Chisciotte.

Ecco quindi il significato di quel galgo corredor nell'incipit: indica la condizione sociale dell'hidalgoil nobile. Descrive, proprio come la figura araldica del levriere, l'animo di Don Chisciotte che - ci spiega subito dopo l'autore - era stato amigo de la caza (amante della caccia *) ma, a causa della passione per la lettura dei romanzi cavallereschi, 


olvidó casi de todo punto el ejercicio de la caza, y aun la administración de su hacienda 
dimenticò quasi del tutto la caccia e anche l'amministrazione del suo patrimonio *. 

Per comprarsi libri era arrivato al punto di vendere terreni: ma non il galgo corredor. Di questo levriere non sentiremo più parlare nelle oltre 1200 pagine dell'opera, in cui ricorrono però altri galgos, sempre ad indicare una condizione sociale - i perros (termine generico per cani) compaiono tre volte più spesso. 
Per esempio, nel secondo volume, cap. XVI, Don Diego de Miranda si presenta così:

    Soy más que medianamente rico y es mi nombre Don Diego de Miranda; paso la vida con mi mujer, y con mis hijos, y con mis amigos; mis ejercicios son el de la caza y pesca; pero no mantengo ni halcón ni galgos, sino algún perdigón manso, o algún hurón atrevido. 

   Sono assai ricco, e mi chiamo Don Diego di Miranda. Passo la vita con mia moglie, coi miei figliuoli e coi miei amici; le mie occupazioni sono la caccia e la pesca; non tengo tuttavia né falconi né levrieri da séguito, ma soltanto qualche perniciotto addomesticato per richiamo e qualche bravo furetto. 
* Vol 2, cap. XVI, p. 717

Nell'incipit, il galgo corredor è quindi il simbolo dell'appartenenza di Don Chisciotte a una determinata classe sociale, proprio come una figura araldica. La figura araldica prescelta, il levriere, indica l'animo di Don Chisciotte.
Il fatto poi che questo hidalgo possiede un unico levriere ci dà la misura delle sue scarse condizioni economiche: i levrieri vengono generalmente allevati in mute, e la caccia si svolge preferibilmente unendo varie mute (come avviene per la caccia alla volpe in Inghilterra). 

Ecco quindi rafforzato anche il senso degli altri termini che compongono quel gruppo di otto parole:
lanza la lancia che tiene nella rastrelliera, come un cavaliere medievale ma con una proprietà dove tiene la rastrelliera, non quindi solo cavaliere errante: nel corso dell'opera Don Chisciotte parte da casa e vi fa più volte ritorno per poi ripartire
adarga antigua lo scudo antico/vecchio, probabilmente ereditato da qualche antenato. L'adarga è una tipologia di scudo di derivazione araba, molto resistente alla spada, alla lancia e alla freccia, utilizzato nel tornei e nei duelli cavallereschi della nobiltà spagnola fino al XVII secolo LINK A mio parere, Cervantes vuol qui fare anche un sottile, ironico richiamo allo scudo di Achille 
rocín flaco ronzino, cioè cavallo dalla cattiva conformazione, meticcio, di scarso pregio - non purosangue, che Don Chisciotte non poteva permettersi - oltretutto magro. In cavalleria, il ronzino era solitamente riservato allo scudiero, o utilizzato per trasportare bagagli. 

Un'unica pennellata, come nei migliori esempi di arte moderna, per delineare il personaggio. Con questa pennellata Cervantes supera la retorica rinascimentale e i suoi ideali di armonia, e colloca il suo Don Chisciotte in età barocca: già queste otto parole danno la misura di una realtà ambigua e sfuggente, dominata dall'indebolirsi del confine tra reale e fantastico.


TRADUZIONE IN VERONESE

Én un paéseto de la Mancia, che no gò voia de ricordarme come el se ciàma, no tanto tempo fa vivea un nobilòmo de cuéi có lansa ne la restelèra, scudo vècio, bròco^ séco strinà^^, e can da léori.
AUDIO

bròco è un cavallo malandato, dal latino broccus agg. "sporgente" (detto dei denti). Il termine, comune ad altre parlate del nord Italia, si usa anche per indicare persona incapace, inetta, imbranata
Vd. Vocabolario Treccani brocco LINK

^^ séco strinà molto secco / magro - da strinàr inaridire dal freddo o dal troppo caldo; strìn indica sia il rigore dell'inverno che il caldo secco di certe giornate estive 
Vd. Treccani strinare LINK letteralmente Riardere, o seccare e inaridire le piante, come effetto del calore del sole o, al contrario, del gelo invernale: altri [semi] caddero nei sassi ... e sorto il sole, furono strinati e per non avere radice seccarono (Pascoli); il freddo in terra era intenso, le poche erbe erano già strinate dal gelo (Montale).
Vd. Treccani strina LINK
s. f. [der. di strinare, o lat. austrina, femm. sostantivato dell’agg. austrinus (v. strinare)]. – Voce presente in dialetti centro-settentrionali, con sign. diversi ma affini: improvviso gelo dannoso alla vegetazione, rigore dell’inverno, vento gelato, siccità.



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INCIPIT

Traduzioni in italiano

* Ferdinando Carlesi, 1933
In un borgo della Mancia, di cui non voglio ricordarmi il nome, non molto tempo fa viveva un gentiluomo di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da séguito.
  • traduzione e introduzione di Ferdinando Carlesi, Collana Biblioteca Moderna (2 voll.: pp. 526 e pp. 574), Mondadori, Milano, 1933; Collana I Meridiani, Mondadori, 1974, pp. 1451 ISBN 88-04-11306-5; Collana Oscar classici 1985; Collana Oscar grandi classici 1991
** Alfredo Giannini, 1923:
In un borgo della Mancia, che non voglio ricordarmi come si chiama, viveva non è gran tempo un nobiluomo di quelli che hanno e lancia nella rastrelliera e un vecchio scudo, un magro ronzino e un levriere da caccia.
  • traduzione di Alfredo Giannini, Collana Biblioteca Sansoniana straniera (4 voll.), G.C. Sansoni, Firenze, 1923; Collana BUR, Rizzoli, Milano, 1949-2017, pp. 1328
*** Bartolomeo Gamba, 1818:
Viveva, non ha molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un idalgo di quelli che tengono lance nella rastrelliera, targhe antiche, magro ronzino e cane da caccia.
  • traduzione di Bartolomeo Gamba, 8 voll., Venezia, 1818-19; Parma, 1829-30; Ist. Editoriale Italiano, 1913; Barion, 1931 LINK

**** Pietro Curcio, 1950
In un sito della Mancia del cui nome non voglio ricordarmi, viveva, or non è molto, un idalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi d'antica foggia, ronzino magro e cane da caccia.
  • traduzione di Pietro Curcio (volume unico), editrice Curcio, Ancona, 1950, pp. 684
Rara immagine del galgo corredor di Don Chisciotte LINK

sabato 28 novembre 2015

@MarcoPolo_Venezia: “Le città invisibili” di Italo Calvino - 13 dicembre ore 15

@MarcoPolo_Venezia - foto di Maristella Tagliaferro


@MarcoPolo_Venezia: “Le città invisibili” di Italo Calvino
lettura collettiva aperta a tutti multilingue/multidialetti
domenica 13 dicembre ore 15
Campo San Severo, Castello 5000 - Venezia
di fronte a 5000 vinaria cicchetteria wine bar

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
-       Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
Polo risponde: - Senza pietre non c’è arco.
Italo Calvino, “Le città invisibili” – cap. V


Il Progetto @MarcoPolo di Maristella Tagliaferro torna alla città di partenza, Venezia, con una nuova lettura collettiva de “Le città invisibili” di Italo Calvino: come sempre si tratterà di una lettura aperta a tuttimultilingue/multidialetti, una Torre di Babele rovesciata perché ognuno capirà i testi che altri leggeranno, ma ciascuno leggerà a modo proprio. Si costruirà così un ideale arco del dialogo tra culture fatto di tante voci diverse, in tante lingue differenti. Tutti sono invitati a partecipare: la prenotazione dei brani avverrà tramite le piattaforme social Facebook link pagina evento e Twitter @MarcoPolo_citta oppure via email a marcopolo.citta@gmail.com 

Alcune letture potranno essere ascoltate in differita grazie al podcast di Radio Ca’ Foscari link

Si potranno leggere brani - dialoghi tra Marco Polo e Kublai Kan, oppure le celebri descrizioni di città dai rari nomi di donna - in lingua italiana, lingue straniere, lingue locali o dialetti: a libera scelta dei partecipanti, affinché tutti possano essere protagonisti, anche con la produzione di traduzioni originali di brevi passaggi. Per prenotare una lettura, scrivere a marcopolo.citta@gmail.com oppure commentare il post dedicato nella pagina evento Facebook link

Il dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan che chiude il capitolo V sarà letto in varie lingue e dialetti: tutti i partecipanti sono invitati a leggere nella propria lingua madre, o nella lingua che studiano: per prenotare scrivere a marcopolo.citta@gmail.com oppure commentare il post dedicato sulla pagina evento Facebook link

Chi non potrà essere presente potrà inviare una audiolettura e/o una traduzione a distanzaemail marcopolo.citta@gmail.com
post dedicati nella pagina evento Facebook:
epilogo capitolo V link
un dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan, oppure una città link
audioletture link

Tutte le traduzioni e le audioletture saranno pubblicate sul sito web Adotta il Tradotto di Clelia Francalanza link

L’edizione di riferimento da cui scegliere i brani è l’originale Einaudi - Torino, 1972, che si può scaricare gratuitamente link

Links per scaricare gratuitamente le traduzioni in:
inglese (di William Weaver) "Invisible Cities"  link
spagnolo "Las Ciudades Invisibles" link
francese "Les Villes Invisibles" quelques extraits link
russo (di Natalja Aleksandrovna Stavrovskaja) "Невидимые города" link -  Nota bibliografica di Davide Ruggi: la traduzione scaricabile è pubblicata per la prima volta nel 2001 nella raccolta in 4 volumi delle opere di Calvino (San Pietroburgo: “Simpozium” ISBN: 5-89091-128-7, 5-89091-105-8) e più volte ristampata, anche in volume separato. Esiste anche un’altra traduzione russa, di A.Toločko e A.Gavrilenko, pubblicata con il titolo “Nezrimye goroda”, in un volume che contiene anche “Il castello dei destini incrociati” (Kiev: “Labirynt, Nyka-Centr”, 1997. ISBN: 966-521-025-4), che però non sembra scaricabile.
tedesco "Die unsichtbaren Städte" stralci:
© S. Fischer Verlag GmbH, Frankfurt am Main link
 (di Burkhart Kroeber) link

Ecco il testo completo dell’epilogo del capitolo V, che tutti sono invitati a tradurre:

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
-      Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
-      Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, - risponde Marco, ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: - Perché mi parli delle pietre? E’ solo dell’arco che m’importa.
Polo risponde: - Senza pietre non c’è arco.

Italo Calvino, “Le città invisibili” – cap. V


Grazie a Radio Ca' Foscari per questo podcast:

Le città invisibili: torna il progetto Marco Polo.

Dopo due anni torna a Venezia il progetto Marco Polo: Le città invisibili di Italo Calvino, un incontro di letture pubbliche, in diverse lingue, di una delle opere più famose dello scrittore ligure.
Ospite ai nostri microfoni Maristella Tagliaferro, ideatrice e promotrice dell’evento che si terrà il 13 dicembre alle ore 15:00 in campo san Severo, ci parla di come il progetto è rinato e c’introduce all’ascolto di un paio di letture in anteprima: una in italiano dell’ex ministro della cultura Massimo Bray e una in kurdo, con traduzione di Şemsa İlbaş e voce di Birgül Yildiz.

  

 
Venezia, mattina di acqua alta - foto di Riccardo Roiter Rigoni


De @MarcoPolo

Il Progetto @MarcoPolo di Maristella Tagliaferro è un viaggio per scrivere insieme nuove pagine di Cultura attraverso la lettura, il canto, il suono di testi diversi, sia letterari che musicali. Ogni partecipante è un protagonista e perciò ascolta con attenzione gli altri, impara dal confronto cose nuove. Il progetto ha l’obiettivo di contribuire a creare una comunità della cultura e far rivivere alcuni dei luoghi più belli attraverso le voci di lettrici e lettori.

@MarcoPolo ha già brillantemente superato nove appuntamenti:

10 novembre 2013 a Venezia lettura de "Le città invisibili" di Italo Calvino: iniziata dai microfoni di Radio Ca' Foscari, l'emittente online dell'Ateneo Veneziano, con una lettura in diretta in italiano e cinese di un dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan – letture in 12 lingue;

6 febbraio 2014 @MarcoPolo_Roma: "Le città invisibili" di Calvino alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – letture in 16 lingue e dialetti

28 marzo 2014 @MarcoPolo_Pinocchio: Alla Biblioteca nazionale centrale di Roma una lettura collettiva multilingue del libro italiano più tradotto nel mondo, con il patrocinio del Consiglio d'Europa Ufficio di Venezia – letture in 20 lingue e dialetti, sono pervenute online oltre 60 traduzioni. Nella sua introduzione, l’on. Massimo Bray, già ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e direttore di Treccani, ha sottolineato la validità del Progetto @MarcoPolo: link

23 aprile 2014 @MarcoPolo_Shakespeare: "Giulietta e Romeo" - traduzioni a distanza online in occasione del 450* anniversario della nascita del bardo inglese;

21 giugno 2014 @MarcoPolo_Roncade: solstizio con Calvino - lettura collettiva aperta a tutti de "Le città invisibili" nell'ambito di FLE Festival dei luoghi e delle emozioni di Roncade (Treviso) – sono pervenute online 30 traduzioni in lingue straniere, locali e dialetti;

23 ottobre 2014 @MarcoPolo_Calvino: le città del mondo, lettura collettiva multilingue/multidialetti aperta a tutti de "Le città invisibili" nell'ambito della XI Festa internazionale della Storia dell'Università di Bologna DIPAST, con accompagnamento musicale - traduzioni online in dieci lingue e dialetti;

16 novembre 2014 @MarcoPolo_Pinocchio a Gedda in collaborazione con il Consolato generale d'Italia nell'ambito della XIV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo: online sono pervenute traduzioni in oltre 40 lingue di un brano dal capitolo 32 del capolavoro di Collodi;

febbraio 2015 @MarcoPolo_Carnevale: Carrassecare – online sono pervenute una trentina di traduzioni in lingue straniere, lingue locali e dialetti di un brano dei Tazenda;

primavera 2015 @MarcoPolo_Dante750 Canti Dante 750 creato con Adotta il Tradotto online: sono pervenute oltre 70 traduzioni di terzine della “Divina Commedia” in una trentina di lingue e dialetti.

Tutte le traduzioni e numerose audioletture sono state pubblicate online da Clelia Francalanza nel sito Adotta il Tradotto link 

Rassegna stampa e web

Progetto @MarcoPolo
sul sito web #LACULTURACHEVINCE di Massimo Bray link
sul mio blog link

Maristella Tagliaferro
profilo sul sito Treccani link






sabato 21 marzo 2015

@MarcoPolo_Dante750 #MarcoPolo_Dante750

Verona, piazza dei Signori o piazza Dante
"Dantes Alagherii, Florentinus natione non moribus" si firmò nell'Epistola XIII
con cui dedicava il Paradiso a Cangrande della Scala signore di Verona


Perché oggi è la
Giornata Mondiale della Poesia
indetta dall'Unesco
e lui è 
il Sommo Poeta


Perché quest'anno ricorre il suo
750° compleanno


Perché noi tutte/i siamo ci siamo ritrovate/i un giorno

"per una selva oscura,

che la diritta via era smarrita"

e da quel peregrinare

abbiamo imparato molto più

che se ci fossimo limitate/i

a passeggiare tra prati fioriti



AdottailTradotto

di Clelia Francalanza

@MarcoPolo

di Maristella Tagliaferro

lanciano oggi la sfida alla traduzione in lingue straniere, locali e dialetti

@MarcoPolo_Dante750
#MarcoPolo_Dante750

È una sfida che si protrarrà per tutta la Primavera, sarà multipla e riguarderà la traduzione di porzioni importanti di alcuni Canti di Inferno, Purgatorio e Paradiso. 
Bando però ai timori: non c'è alcun obbligo riguardo metrica e rime, si traduce liberamente, senza alcun intento poetico, nel pieno rispetto del testo-fonte.

Per ora mi limito ad annunciare che si parte - manco a dirlo - dalla celeberrima terzina che apre la "Commedia":

 Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

Dante - Commedia, Inferno I, 1-3

Le traduzioni di questa terzina vanno inviate entro il 15 aprile agli indirizzi email:
marcopolo.citta@gmail.com
adotta.tradotto@gmail.com


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Tutte le traduzioni saranno pubblicate nel sito AdottailTradotto di Clelia Francalanza a questo link