lunedì 6 ottobre 2014

Fra' Mauro - di Maristella Tagliaferro

Il Mappamondo di Fra' Mauro: il sud è in alto
immagine dalla rete

Tremila nomi,
luoghi visti
soprattutto
attraverso 
gli occhi di altri.
Forme e colori,
odori e suoni:
tante memorie
che per me
si facevano
solo nomi
da tracciare
con mano ferma
sulle pergamene.
Là, nella mia cella
a San Michele,
accanto ai 
grappoli d'oro
della vigna generosa,
dopo che era
finita la mia gioventù
e s'erano conclusi
i miei viaggi
in Oriente.
Quanti rapporti
ho letto e ascoltato:
parole di ambasciatori,
di mercanti,
di capitani de màr:
Venezia ha spedito
uomini in ogni luogo
del nostro mondo.
A me è stato chiesto
di disegnarlo,
il mondo.
Mettendo insieme
i racconti di tutti:
le conoscenze
conquistate
in secoli di viaggi
dovevano stare
su poche pergamene.
Ho studiato
le mappe,
per capire le distanze.
Quelle dei portoghesi
che tentano di
circumnavigare
l'Africa,
come
Erodoto narra
abbiano fatto
i Fenici.
Quelle degli arabi,
che mi son state
consegnate
a Venezia
da religiosi africani.
La relazione di
Nicolò de' Conti
che ha visitato
l'Arabia,
la Persia,
l'India.
Gli antichi testi
di Plinio e
Pomponio Mela,
la ritrovata 
Geographia
di Claudio Tolomeo.
Ho letto e riletto,
letto e riletto ancora,
"Il Milione"
di messer Marco Polo,
grande dignitario
in Catai,
veneziano nell'anima:
mi ha indicato molte rotte,
per terra e per mare.
E poi,
i miti:
avrei forse
potuto escludere,
dal disegno del mondo,
i mostri marini?
Ho indicato
le colonne d'Ercole
varcate
da Ulisse
cantato da Dante.
In questo mio
Mappamondo
ho concentrato
tutto quel che so:
lo consegno
a chi
s'appresta
a navigare,
per scoprire
nuove terre,
per popolare
nuovi mondi.


Prima ancora di vederlo esposto dopo l'ultimo restauro nel Vestibolo del Salone Sansoviniano della Biblioteca nazionale Marciana, mi sono "innamorata" del Mappamondo di Fra' Mauro ascoltandone la descrizione dall'allora direttrice Maria Letizia Sebastiani
Ieri, lettrice con Alberto Toso Fei per "Domenica di Carta", ho dedicato questi versi all'opera del monaco camaldolese, vera summa delle conoscenze geografiche alla vigilia della scoperta dell'America: forse il "pezzo" più pregiato delle collezioni della Biblioteca che fu voluta in primis dal Petrarca.


Maristella Tagliaferro e Alberto Toso Fei
nel Vestibolo del Salone Sansoviniano
foto di Alessandra Garizzo


Nel corso della visita pomeridiana organizzata da Mirella Canzian - ben 140 visitatori: un grazie particolare ad Alessandra Garizzo che ha scattato le foto - ho letto i testi di un altro direttore, Marino Zorzi, che narra la donazione libraria del Bessarione: nel 1468, pochi anni dopo la morte di Fra' Mauro, il cardinale rese Venezia "il rifugio e l'erede di tutta la sapienza ellenica". Agli occhi del più illustre rappresentante del platonismo, la fiera indipendenza della Repubblica anche di fronte ai pontefici offriva le massime garanzie per quei testi che in laguna avrebbero potuto continuare a irradiare la loro luce per chiunque avesse voluto consultarli.


Biblioteca nazionale Marciana: la sala lettura con l'effige del Petrarca
foto di Alessandra Garizzo

Maristella Tagliaferro legge della donazione libraria del Bessarione
che rese Venezia rifugio ed erede di tutta la sapienza ellenica
foto di Alessandra Garizzo

Zorzi descrive la costruzione della Biblioteca destinata ad accoglierli: il progetto fu affidato al Sansovino che ebbe l'incarico di edificare anche la Zecca, i cui spazi sono oggi pure occupati dalla Biblioteca.
Osservando la collocazione proprio accanto al Palazzo Ducale dei due edifici ora contigui, mi è venuto spontaneo riflettere sul valore oggettivo e simbolico assegnato dalla Serenissima all'oro della Zecca, fonte di potere economico, e ai libri della Biblioteca, fonte di conoscenza.


All'ingresso della Biblioteca nazionale Marciana
di fronte a Palazzo Ducale
foto di Alessandra Garizzo

Biblioteca nazionale Marciana e Campanile di San Marco
foto di Maristella Tagliaferro

Palazzo Ducale - foto di Maristella Tagliaferro