lunedì 12 gennaio 2015

Incontro e dialogo di saperi e valori: la Cultura contro il terrorismo #conBray



Viviamo in società multiculturali dove il dialogo tra le diverse culture è praticamente inesistente: quante parole conosciamo in arabo, in cinese, in wolof? quanti testi sacri di altre religioni abbiamo letto e meditato? quali piatti "esotici" sappiamo cucinare? Per non dire di un vecchio, splendido film, Indovina chi viene a cena (1967): quanti di noi accolgono davvero a braccia aperte nuore e generi provenienti da altri Paesi?
Il grande rammarico è che nelle società globalizzate del XXI secolo non solo non conosciamo le culture altrui, ma troppo spesso non abbiamo nemmeno consapevolezza dei valori fondanti di quella che più ci dovrebbe essere familiare.

Trovo perciò giusto - mia nonna direbbe 'sacrosanto' - l'invito che ci rivolge l'on. Massimo Bray a ricostruire i rapporti partendo dal dialogo tra culture, intese prima di tutto come insiemi di valori:
"La Cultura contro il terrorismo" in Huffington Post  link
Mentre siamo ancora sotto shock per le stragi in Francia, in Nigeria e in troppi altri luoghi, a conclusione della giornata della grande manifestazione di Parigi, con sguardo da statista l'on. Bray ci invita a riflettere su una necessità impellente, che prevede una trasformazione sia dei rapporti istituzionali tra i diversi Paesi, sia a livello sociale in quelli tra diverse comunità e, credo, tra singoli individui.

Nell'era della comunicazione, penso valga la pena soffermarsi a riflettere sul modo in cui la nostra società si rappresenta.
Siamo abituati a serie infinite di notiziari che ci parlano di "politica" italiana, di economia, di affari internazionali intesi troppo spesso come campagne militari o, nei migliori dei casi, accordi commerciali. A seguire, le notizie di cronaca, sempre che non ci siano stragi tali da far balzare questo argomento al primo posto. Le notizie di cultura, quando se ne parla, arrivano sempre alla fine, dopo lo sport e dopo gli spettacoli.

La trasformazione a cui ci invita Bray prevede il rovesciamento di questa scaletta, a condizione che il "fare cultura" sia inteso come incontro, come dialogo.
Credo che questo dialogo debba fondarsi sul piacere di ricercare le espressioni più genuine delle nostre rispettive culture, e nel farcene vicendevolmente dono. Solo se sappiamo veramente chi siamo, e se siamo disposti a scoprire e accogliere chi è altro da noi, possiamo aspirare a rapporti che non siano basati sulla sopraffazione ma sull'incontro.
È una via inevitabile, se vogliamo che l'umanità sopravviva e che consenta al pianeta di continuare ad essere abitabile.